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Basta osservarlo con attenzione, neanche troppa, per capire che ci sono giorni in cui il mondo gira al contrario. Uno di questi è il 25 Agosto scorso in cui Kenzo, nota e rispettabilissima maison francese fondata nel 1970, ha lanciato sul mercato il suo nuovo profumo “Kenzo world” con uno spot che non saprei proprio come definire.

E no, qui non si tratta di una scemenza come nel caso del pack “Moschino fresh” ma di un prodotto tecnicamente molto bello, creato da uno – Spike Jonze – che non è  per nulla difficile apprezzare.

Ma andiamo con ordine. La prima domanda che bisogna porsi è “perchè?”. Ai vertici di Moët Hennessy Louis Vuitton SE – società che oggi detiene il marchio – si sarà fatto sentire il bisogno di rilanciare la collezione “Kenzo eye” che ha probabilmente perso nel tempo il suo appeal verso il pubblico rischiando di essere fisiologicamente messa in uno scatolone in cantina. Come parecchie scuole di marketing insegnano, il modo migliore per dare nuova linfa ad un prodotto agonizzante è ampliarne in qualche modo i target di mercato. In questo non c’è nulla di sbagliato, anzi, moltissime case di moda, da anni, adottano con successo identiche strategie sfruttando prodotti spin-off o fruttuose collaborazioni con partner lontani dai loro clienti abituali.

Il problema è il “come”: qui veniamo alla seconda domanda. Sul sito ufficiale della casa di moda leggiamo:

 

In the spirit of this irreverent and lively fragrance, Spike Jonze directed an electric film in which actress and dancer Margaret Qualley performs an unforgettable choreography imagined by Ryan Heffington on an exclusive track by Sam Spiegel & Ape Drums featuring Assassin

 

Tutto bellissimo, peccato che la descrizione non corrisponda alla realtà. Come fa un video che mostra una fotografia vista e rivista e simbologie abusate nel tempo ad essere “electric”? Come fa una coreografia introdotta al grande pubblico nel 1984 – probabilmente anche prima – a risultare “unforgettable”?

 

kenzo-world-the-new-fragrance-video-mutant-brain

 

Lo spot celebra, in modo accademicamente irreprensibile ma freddo, geni del calibro di Escher, Kubrick, Lucas, Rovazzi (ok, forse questo non è affatto un genio, ma guardate il movimento di spalle a 1:13).

La storia sembra tenere: lei, ricca e giovane, si annoia ad una cena in mezzo ai vecchi, trova il modo di evadere dalla sala, rompe gli schemi e l’osso del collo a un povero tizio di colore – che probabilmente stava chiamando mamma per dirle che non sarebbe tornato a dormire a casa – e scappa. Ma quante volte dobbiamo ancora vedere questo cliché della donna che ha bisogno di liberarsi da un ruolo che le sta stretto?

Passiamo all’ “indimenticabile” coreografia che, forse, è meglio. Dai video dei Chemical Brothers (Do it again), Sia (Chandelier) e Fatboy Slim (Push the tempo e Weapon of choice) a Kevin Bacon in Footloose, questa ragazza si muove come tanti hanno fatto prima senza neanche sentire il bisogno di lanciarsi dentro un occhio gigante per completare al meglio la coreografia. Non mi stupisco affatto dell’epico commento lasciato su youtube:

 

commento youtube kenzo world

 

Detto questo, detto tutto. Mi vedo costretto però, prima di lasciarvi, a segnalare – per puro amor di verità – l’archetipo dello spot Kenzo, da oggi in poi, chiamato “il plagione”: la famosa scena “Footloose Dancing” di Peter Griffi. A voi il giudizio.

 

  • Era il 2015 e dovevamo selezionare un gruppo di studenti universitari che sarebbero diventati ambasciatori del teatro e della musica. Per sei mesi il gruppo avrebbe frequentato i nostri uffici, visto gli spettacoli, fatto esperienza con il pubblico e con la struttura organizzativa complessa e particolarissima di un teatro d'opera. Fra i ventenni emozionati che si presentavano a turno, in cerchio, ne notai uno dalla faccia simpatica: era Ignazio. Nei mesi avrei imparato a conoscerlo meglio. Gran chiacchierone ma anche molto umile, disponibile ad aiutare gli altri e a fare sempre qualcosa in più di quanto gli era richiesto, bravissimo con il nostro pubblico, apprezzato anche dai colleghi meno affabili: niente da dire, Ignazio era un fenomeno... paranormale? Forse!

    Nel tempo è anche diventato un amico fra i più cari e un inaspettato consigliere. È pieno di sorprese Ignazio!

    Francesca Falconi - Ufficio Marketing del Teatro Massimo di Palermo

  • La prima cosa che ricordo di Ignazio è la sicurezza con cui si presentava. È una caratteristica tipica dei professionisti della comunicazione ma è stata la prima occasione in cui mi è capitato di pensare che facesse trasparire vera competenza e amore per il suo lavoro. Più lo conosco, più conferma quella prima impressione.

    Maria Luisa Giordano - Geografa, project manager, ex ricercatrice in giro per l’Europa

  • Sa progettare e realizzare il posizionamento come pochi

    Liliana Maniscalco - Docente del “Laboratorio di comunicazione sociale e no profit”, Università degli Studi di Palermo